Lenguas Que Se Encuentran

By Carla Tofano

“Language encounters”

 

It is a blessing not to remember when you began to speak a second language. Languages learned almost by inertia are also loved without inhibitions. They open up dimensions of understanding that flow with the naturalness of what we accept as a gift from life.

That’s how my relationship with Italian is and has always been. Its musicality and graceful sounds caress my ideas, immediately filling me with bright, tender instinctual emotions. My mother – Tecla Tofano – was Italian, but she never cuddled or scolded me in Italian. Actually, she rarely spoke Italian to me at all. Because just as I love the language of Dante, she loved the language of Cervantes: Spanish.

Italian, to me, is the language of happiness, of summer holidays, of distant family you love and miss, of uncles who spoil you, and nostalgia for a past that is only yours by osmosis. Italian, to me, is the language of simple, delicious dishes, of ice-cream, pasta, and a fascinating history that is lived in better than you’d think.

And yet, I also experienced the other side of the coin. I have the traumatic memory of trying to express myself in English, a language that I didn’t understand at first and that didn’t appear to comprehend me either. Whereas I always felt great intuitive and unconditional love for Italian, my history with English has been more complex and troubled, though just as beautiful and intense. In Italian I recognise myself, in Spanish I exist and in English I reinvent myself, not without a significant dose of resistance, inner debate and a love-hate relationship.

They say opposites attract one another and it is true: learning English at the age of thirty-something was rough, I felt inadequate in the verb and misinterpreted in the word. After 10 years of intense interaction with this Saxon language with which I have worked, grown up, fought legal disputes, and fallen deeply in love, I still don’t feel the right to proclaim it mine.

The words I utter in English still feel borrowed, as though I dream that one day I will possess them, but in the meantime I try to obey their dictates, without bowing entirely to their pragmatic and capricious logic. Ours is a tense relationship, a push and pull that keeps me alert, and prevents me from resting on the laurels of my benefactor’s lap.

These three languages – Spanish, Italian and English – grew up in organic disarray within me, creating chaos that makes consistently more sense to my senses. They cohabit within me as I try to conquer them. I have wanted to make them my own by accepting their respective identities and differentiated systems of faith and beliefs, but it has not been an easy task.

All of us are the accumulation of experiences that lead us to express ourselves in one way or another, in one language or another, with one word or another. And while words have an almost magical, religious creative value for me, having to reveal my ideas and feelings in three intricately different languages has been a beautiful challenge, a dare, and an adventure, perhaps more emotional than intellectual in the end.

People who know me have implied or suggested that I should use this polyglot circumstance – cubed – professionally, to aspire to some respectable position in the business world for a long time. However, only the rebirth of Metralla Rosa – the name of my first opinion column, in turn, my first attempt at independent journalism in my younger years – brought with it the authentically valuable option to create content using the co-existence of these three languages.

The way we live is incredibly globalised. Self-managed digital information reigns, conquering areas that were once the domain of mass media. The limits of communication have expanded, almost completely blurring all the market frontiers we know. Why not create informative platforms in which all the languages that make us up exist at once, without this meaning a lack of identity, but rather, the expression of a new identity? Stiff market delimitations that create divisions such as Latin, European or North American are becoming less necessary and more nebulous. And it is precisely for this reason that we offer content, structured in this space where the languages I have loved and existed in, for a decade now, embrace each other and communicate lovingly with each other.

Making use of a quality inherent in our contemporary societies, narrowing distances and intertwining audiences, outside and inside our screens, seems only natural after all.


Credits

Cover Photo: Carla on Plage du Ponteil, Antibes, France in April 2019. Photo by Toby Deveson.
Translation: by Valentina Sarno.

“Lingue che si incontrano”

 

Non ricordare il momento in cui hai iniziato a parlare una seconda lingua è una benedizione. Le lingue che vengono imparate quasi per inerzia si amano senza inibizioni. Aprono dimensioni di comprensione che scorrono con la naturalezza di ciò che accettiamo come dono di vita.

Così è e così è sempre stato il mio rapporto con l’italiano. La sua musicalità e la sua grazia sonora accarezzano le mie idee e mi riempiono di luminose e tenere emozioni in modo istantaneo e istintivo. Mia madre – Tecla Tofano – era italiana, ma non mi ha mai coccolata o rimproverata in italiano. In realtà, le volte che mi ha parlato in italiano durante la sua vita sono davvero poche. Perché tanto quanto io amo la lingua di Dante, lei amava la lingua di Cervantes: lo spagnolo.

Per me l’italiano è la lingua della felicità, la lingua delle vacanze estive, della famiglia lontana che ami e ti manca, degli zii che ti viziano e della nostalgia per un passato che ti appartiene solo per osmosi. Per me l’italiano è la lingua delle semplici e deliziose prelibatezze, la lingua del gelato, della pasta e di una storia affascinante che si vive meglio di quanto si pensi.

Tuttavia, conosco anche l’altro lato della medaglia. Ho il ricordo traumatico di volermi esprimere in inglese, una lingua che all’inizio io non capivo né essa sembrava capire me. Mentre per l’italiano ho sempre provato grande amore, un amore intuitivo e incondizionato, la mia storia con l’inglese è stata più complessa e turbolenta, pur non meno bella e intensa. In italiano mi riconosco, in spagnolo esisto e in inglese mi reinvento. Non senza una dose massiccia di resistenza, dibattito interiore e odio-amore.

Si dice che gli opposti sono attratti l’uno dall’altro ed è vero: imparare l’inglese attorno ai trent’anni è stato duro, mi sentivo inadeguata nel verbo e fraintesa nella parola. Dopo 10 anni di intensa interazione con questa lingua sassone in cui ho lavorato, sono cresciuta, ho combattuto dispute legali e mi sono innamorata profondamente, non sento ancora il diritto di dichiararla mia.

È come se le parole che pronuncio in inglese fossero sempre prese in prestito. Come se sognassi di possederle un giorno e nel frattempo cercare di obbedire alle loro regole senza piegarmi completamente alla loro logica pragmatica e capricciosa. Il nostro è un rapporto teso, un tira e molla che mi tiene sveglio e non mi consente di riposare sugli allori del grembo del mio benefattore.

Queste tre lingue – spagnolo, italiano e inglese – sono diventate parte integrale e disubbidiente di me, creando un caos sempre più sensato ai miei sensi. Convivono dentro di me mentre cerco di conquistarle. Ho voluto farle mie accettando le loro rispettive identità e sistemi differenziati di fede e credenze, ma non è stato un compito facile.

Siamo tutti l’accumulazione di esperienze che ci portano ad esprimerci in un modo o nell’altro, in una lingua o nell’altra, con una parola o l’altra. E mentre per me le parole hanno un valore creativo quasi magico religioso, dover rivelare le mie idee e sentimenti in tre lingue intricatamente diverse è stata una bella sfida, una sfida e un’avventura, più emotiva che intellettuale, dopo tutto.

Per molto tempo le persone che mi conoscono hanno insinuato o suggerito che dovrei usare professionalmente questa circostanza poliglotta – al cubo – per aspirare a qualche posizione rispettabile nel mondo degli affari. Eppure, non fino ad oggi, con la rinascita di Metralla Rosa – il nome della mia prima rubrica di opinioni, a sua volta il mio primo tentativo di giornalismo indipendente nei miei anni più giovani – che la possibilità di creare contenuti utilizzando la coesistenza di queste tre lingue ha finalmente acquisito valore autentico.

Viviamo in un modo incredibilmente globalizzato in cui regna l’informazione digitale autogestita, conquistando spazi un tempo destinati ai mass media. I limiti della comunicazione si sono ampliati, confondendo quasi completamente tutte le frontiere di mercato che conoscevamo. Perché non creare piattaforme informative in cui tutti i linguaggi che siamo esistono simultaneamente senza che questo sia inteso come mancanza di identità, ma piuttosto come espressione di una nuova identità? Le anchilosate delimitazioni del mercato che creano divisioni come quella latina, europea o nordamericana stanno diventando sempre meno necessarie e sempre più nebulose. Ed è proprio per questo motivo che in questo spazio proponiamo uno schema di contenuti in cui le lingue che amo e in cui vivo ormai da un decennio si abbracciano e dialogano amorevolmente.

Alla fine,sfruttare una qualità insita nelle nostre società contemporanee, diminuendo le distanze e facendo incrociare il pubblico, fuori e dentro dai nostri monitor, mi sembra del tutto naturale.


Crediti

Cover Photo: Carla on Plage du Ponteil, Antibes, France in April 2019. Photo by Toby Deveson.
Translation: by Valentina Sarno.

No acordarte en que momento comenzaste a hablar una segunda lengua es una bendición. Los idiomas que se aprenden casi por inercia, también se aman sin inhibiciones. Ellos nos abren dimensiones del entendimiento que fluyen con la naturalidad de lo que aceptamos como un regalo de la vida.

Así es y así ha sido siempre mi historia con el italiano. Su musicalidad y gracia sonora me acarician las ideas y me llenan de luminosas y tiernas emociones instantánea e instintivamente. Mi madre -Tecla Tofano – era italiana pero nunca me arrulló o regañó en italiano. Para ser honesta, contadas veces de su vida me hablo en italiano. Porque ella, como me pasa a mi con la lengua de Dante, amaba la lengua de Cervantes: el español.

Para mi, el italiano es el idioma de la felicidad, el idioma de las vacaciones de verano, de la familia lejana que amas y extrañas, de los tíos que te consienten, y de la nostalgia de un pasado que solo te pertenece por ósmosis. Para mi, el italiano es el idioma de los manjares simples y deliciosos, la lengua del helado, de la pasta, y de la historia fascinante que se vive mejor de lo que se piensa.

Sin embargo, también conozco el otro lado de la moneda. También tengo el recuerdo traumático de querer expresarme en ingles, una lengua que inicialmente ni yo entendía ni ella parecia entenderme. Si bien por el italiano he siempre sentido un amor grandioso, un amor intuitivo e incondicional, mi historia con el inglés ha sido más compleja y turbulenta, aunque no menos hermosa e intensa. En el italiano me reconozco, en el español existo y en el inglés me reinvento. No sin una dosis importante de resistencia, de debate interior y de amor-odio. 

Dicen que los opuestos se atraen y es cierto: aprender ingles a mis treinta y algo años fue rudo, fue sentirme inadecuada en el verbo y malinterpretada en la palabra. Después de 10 años de interacción intensa con esta lengua sajona en la que he trabajado, con la que he crecido, en la que he peleado disputas legales, y en la que me he enamorado profundamente, sigo sin sentirme en el derecho a proclamarla mia.

Es como si las palabras que enuncio en inglés fueran siempre prestadas. Como si soñara con un día poseerlas y mientras tanto intentara obedecer a sus dictámenes sin doblegarme enteramente a su lógica pragmática y caprichosa. La nuestra es una relación tensa, un tira y encoje que me mantiene alerta, y me permite no dormirme en los laureles de su regazo benefactor.

Estas tres lenguas – el español, el italiano y el inglés – han crecido de un modo orgánicamente insubordinado dentro de mi, creando un caos que cada vez tiene mas sentido para mis sentidos. Ellas me cohabitan al mismo tiempo que yo intento conquistarlas. He querido hacerlas mias aceptando sus respectivas identidades y diferenciados sistemas de fe y de creencias, pero no ha sido una tarea fácil.

Todos somos la acumulación de experiencias que nos llevan a expresarnos de un modo u otro, en un idioma o en otro, con unas palabras o con otras. Y mientras para mi las palabras tienen un valor creativo casi mágico religioso, tener que revelar mis ideas y sentimientos en tres idiomas tan intrincadamente diferenciados, ha sido un hermoso desafío, un reto, y una aventura, mas emocional que intelectual, después de todo. 

Durante mucho tiempo la gente que me conoce ha insinuado o sugerido que debería valerme profesionalmente de esta circunstancia poliglota -al cubo-, para aspirar a algún cargo respetable en el ámbito empresarial, sin embargo, no ha sido sino hoy, con el renacimiento de Metralla Rosa – así se llamó mi primera columna de opinion que fue a su vez mi primer intento de periodismo independiente en mis años mozos -, que la posibilidad de crear contenidos valiéndome de la co-existencia de estas tres lenguas en mi, ha finalmente cobrado valor auténtico.

Vivimos de un modo increíblemente globalizado en el que la información digital auto-gerenciada reina, conquistando terrenos otrora destinados a medios de difusión masiva. Los límites de la comunicación se han expandido desdibujando casi por completo todas las fronteras de mercado que conociamos. Por que no crear entonces plataformas informativas en las que todos los idiomas que somos existan simultáneamente sin que esto sea entendido como una falta de identidad, sino mas bien, como la expresión de una nueva identidad? Anquilosadas delimitaciones de mercado que crean divisiones como lo latino, lo europeo o lo norteamericano, comienzan a ser cada vez menos necesarias y cada vez más nebulosas. Y justamente por ello en este espacio proponemos un esquema de contenido en el que las lenguas que amo y en las que existo desde hace ya una década, se abrazan y dialogan amorosamente.

Valernos de una cualidad inherente a nuestras sociedades contemporáneas, estrechando distancias y entrelazando audiencias, fuera y dentro de nuestras pantalla, parece solo natural después de todo.


Creditos

Cover Photo: Carla on Plage du Ponteil, Antibes, France in April 2019. Photo by Toby Deveson.


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